Televisione, internet, politica e storia dell’arte, si incontrano all’interno della crociata di Nina Chanel Abney.

Artista statunitense, nata a Chicago nel 1982, combatte attraverso la propria arte la discriminazione razziale, ancora fortemente presente negli Stati Uniti.

Nelle sue grandi tele, si concentra soprattutto su quella che è la relazione tra il popolo di colore e la polizia, i civili e giustizieri.

Insieme a forme e colori particolarmente pop, che rendono le sue opere tendenti al fumetto, aggiunge anche molti particolari simbolici: spesso si aggiungono parole, simboli, o numeri, che possono rappresentare date di nascita, o numeri carcerari, o date simboliche a loro volta, nella storia della gente nera.

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Nina Chanel Abney, Penny Dreadful, 2017

 

Senza peli sulla lingua, in maniera spudorata propone quelli che sono gli avvenimenti recenti – politici e di cronaca – e riflette quello che è un pensiero e un’ideologia comune su grandi formati.
La scelta di utilizzare anche tele di tali dimensioni, è caratterizzante il fatto che l’artista vuole che la propria denuncia sia, o arrivi, sotto gli occhi di tutti.

 

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Nina Chanel Abney, Who, 2015

 

Colori sgargianti, forme fumettistiche, astrazione e figurazione, giocano tra di loro per dar vita a quella che è una rappresentazione della vita contemporanea: caotica e frenetica, dove nulla è al posto giusto.

Affrontando il caos, e quella che è la quotidianità, le opere della Abney, si presentano con una linearità narrativa propria: disordinata e sconnessa, ma completamente bilanciata e comprensibile.

 

I suoi dipinti sono creati per suscitare risposta.

 

L’obiettivo è accendere una lampadina, è far riflettere su quello che avviene nel mondo, anche a chilometri di distanza da dove ciascuno si trova.

 

Immagine correlata
Nina Chanel Abney, Hothouse, 2016

 

 

Autore: Alessia Romano

 

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