L’ultimo (spassoso) articolo di Cristina – “L’atlante delle tette” – si chiude con un paragrafo altrettanto brillante.
E da li’ voglio ripartire.

Recita così:
La natura è perfettamente imperfetta in ogni sua manifestazione quindi mi raccomando: amiamoci nella nostra interezza e amiamo ogni nostro difetto.
Ma se proprio proprio non ce la facciamo, ricordiamo che per tutto il resto c’è il chirurgo plastico.

E mastercard.

Tutto azzeccato.

La chirurgia al seno (mastoplastica additiva o riduttiva) rimane uno degli interventi plastici più diffusi al mondo insieme alla rinoplastica.
Sebbene un porzione delle pazienti che si sottopongono alla procedura lo faccia in seguito a trattamenti oncologici di natura distruttiva, la maggior parte è composta da donne in salute che ammettono di essere spinte alla chirurgia da motivazioni estetiche, non mediche.

E la stragrande maggioranza degli interventi è di natura additiva.

I materiali normalmente usati per aumentare la dimensione del seno (in genere silicone) sono da tempo approvati da organi di sanità come la FDA (Food and Drug Administration).
La stessa organizzazione ha più volte dichiarato che non esiste nessuna prova che gli impianti di silicone possano causare problemi di salute (salvo per qualche sospetto riguardo un raro tumore raro chiamato linfoma anaplastico a grandi cellule).

Eppure 50000 donne sembrano sostenere il contrario.
Due pagine su Facebook, “Breast Implant Illness and Healing” e “Breast Implant Victim Advocacy”, hanno radunato un numero sempre crescente di ex pazienti che accusano la stessa (lunga) serie di problemi di salute:

– Stanchezza cronica
– Perdita di capelli
– Dolore alle articolazioni
– Ansia persistente
– Peggioramento dell’odore dei fluidi corporei
– Perdita di libido
– Inspiegabili intolleranze ed allergie
– Infezioni ricorrenti
– Problemi di natura digestiva
– Notevoli cambiamenti ormonali
– Acne e altri problemi della pelle

Ma nessuna traccia della forma di tumore di cui sopra.
All’occhio di un qualsiasi dottore, questo elenco di sintomi sembrerebbe il campanello di allarme di una malattia autoimmune, cioè un disturbo per cui le componenti del sistema immunitario si rivoltano contro lo stesso organismo, anzichè contro patogeni esterni.
Ma non combacia esattamente con nessuna malattia conosciuta.

La moltitudine di donne che accusava questi sintomi per mesi o per anni non sapeva a cosa attribuirli.
Gli stessi dottori a cui si sono rivolte negli anni hanno ipotizzato varie diagnosi, ma senza successo.

La YouTuber australiana Karissa Pukas era una di loro.
Dopo essersi sottoposta ad una mastoplastica additiva a soli 22 anni, aveva cominciato a notare cambiamenti nei suoi livelli di energia.
Poi un’inspiegabile (e permanente) sensazione d’ansia.
Poi continui problemi gastro-intestinali.

Quando cominciò ad avere il ciclo più volte al mese ed a svegliarsi di notte con le palpitazioni, sapeva che qualcosa non quadrava.
I sintomi erano talmente debilitanti da rendere penosa quella che era stata la sua routine quotidiana.
Produrre materiale per il suo canale YouTube non era più certo una priorità, ma Karissa – frustrata dalle non-risposte dei dottori – decise di postare un paio di video dedicati ai suoi “inspiegabili” problemi di salute.

Ad oggi, è convinta che quei video le abbiano salvato la vita.

Infatti fu uno dei suoi subscribers a commentare consigliandole di informarsi sulla Breast Implant Illness – definizione non scientifica con cui un numero crescente di donne ha preso a denominare l’insieme di sintomi comparsi dopo le loro mastoplastiche additive.
Un tema dubbio e molto discusso, poichè tuttora non esiste un test medico per diagnosticare la presunta malattia.

Eppure, a basarsi sulle testimonianze di queste donne, i conti tornano.

Oltre a Karissa, altre personalità hanno documentato la loro odissea sui social: Sia Cooper (@diaryofafitmommyofficial su Instagram), Annapaola Xodo (modella), Michelle Visage (giudice di RuPaul Drag Race) e Crystal Hefner (vedova di Hugh Hefner).

Per tutte loro, il lieto fine è stato la rimozione degli impianti.

La spiegazione più plausibile sarebbe che le cellule immunitarie confondono il silicone con una sostanza nemica, lanciando quindi un attacco su larga scala che va a colpire lo stesso organismo. Con la rimozione degli impianti, cessa lo stato d’allarme del sistema immunitario e con esso gli effetti collaterali.

Testimonianze della Breast Implant Illness stanno finalmente raggiungendo le orecchie dei professionisti e, nonostante notevole scetticismo, nel 2018 sono stati lanciati i primi studi sull’argomento.
La stessa Karissa ci tiene a far sapere che, nonostante tutto, non è contraria alla chirurgia plastica; è contraria solo alla disinformazione.

Bisogna essere a conoscenza di tutte le eventualità per fare una scelta davvero consapevole.
Solo a quel punto, con l’anima in pace, possiamo davvero afferrare la nostra Mastercard.

 

Autore: Guia Cassanmagnago

 

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