Memoria, realtà e proiezione personale sono gli ingredienti della pittura di Margherita Manzelli.

Il corpo rappresenta il nucleo centrale della pittura di quest’artista, che viene esaltato dalla presenza di figure femminili, che diventano protagoniste assolute dell’opera, ritratte in un ambiente spoglio, essenziale.

In questi ambienti è ben visibile il passato teatrale dell’artista, dove gli spazi rappresentati sembrano scenografie di spettacoli scarni, per lasciare emergere la protagonista: la tristezza e la solitudine.

Quest’essenzialità contribuisce alla visione enigmatica, inquietante e solitaria che rende però queste figure attraenti agli occhi dello spettatore, a causa dei loro occhi magnetici, a causa delle loro proporzioni corporee alterate, a causa della loro combinazione dove il volto di giovani donne si combina a segni evidenti di invecchiamento.

Le posture insolite e contorte, inoltre, conferiscono incertezza sulla loro emotività, su ciò che vogliono comunicare, con il corpo così come con lo sguardo.

Gli occhi, sempre dritti, non verso il vuoto, ma verso lo spettatore come a lanciare una sfida. Gli occhi guardano al di fuori del quadro, sanno di essere osservati, non si preoccupano di alcun giudizio esterno.
Non si preoccupano della loro nudità, o della loro fragilità.

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Ma chi sono queste donne?

Sono donne che l’artista ha incontrato casualmente o viste di sfuggita, sulle quali fa coincidere parzialmente alcuni dei suoi tratti somatici.

In questo modo queste giovani-vecchie ragazze non hanno identità, non rappresentano una personalità precisa.

Le donne rappresentate, in cui forse Margherita Manzelli si rispecchia, sono isolate al centro dello spazio pittorico, contornate solo dalla propria persona e da un’aurea surreale.

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Fonte:  kimmerich.com

 

Autore: Alessia Romano

 

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