La Mono-Ha è una corrente artistica giapponese che si sviluppa in Giappone verso la fine degli anni ’60, ed è tuttora presente.
Gli artisti si prepongono di guardare il mondo con occhi nuovi, attraverso l’impiego di materiali naturali per contrastare il concetto di arte tradizionale.

Il termine “Mono-Ha” significa letteralmente “scuola delle cose”, ed è proprio a questo movimento a cui appartiene l’artista Kishio Suga.

L’utilizzo di materiali semplici, sia naturali che manipolati – che vanno poi a ricreare anche forme organiche – è uno dei fondamenti principali. Vegetali, tessuti, rocce, legno, carta, corde, vetro, diventano essi stessi mezzo di osservazione verso lo spazio.

Servono all’uomo per riconsiderare il proprio rapporto con la realtà e con l’arte.

Entrambi, invece, contribuiscono a creare il significato: del divenire, della nascita o della dissoluzione.

Gli interventi del Mono-Ha servono ad indagare la realtà oltre l’apparenza delle cose: un’opera d’arte in quanto tale non si separa mai dallo spazio in cui esiste, né diventa però parte integrante di esso.
Diventa quindi fondamentale per questo movimento il concetto intrinseco delle cose, il significato che queste hanno.
Questa imperfezione però, dove l’opera è tutto e niente al tempo stesso, è fondamentale in quanto in questo movimento vi è il totale rifiuto della perfezione, del definitivo.
Diventa più importante il gesto creativo, cioè il concetto, il pensiero, che l’opera stessa.

Partendo proprio da questa serie affermazioni, si può delineare la personalità artistica di Kishio Suga: una volta venuto in Italia rimase profondamente colpito dall’arte di Burri e dell’arte povera, di quanto quelle opere fossero carico di significato, e di come anche si contrapponessero in maniera estrema rispetto all’estetica dell’arte precedente.
L’opera andava oltre, oltre la tela, oltre l’oggetto e il supporto, ma si faceva portavoce di un messaggio, attraverso un segno.

Lo scheletro delle opere di Suga sono infatti i materiali: ne mette in evidenza la natura profonda lasciando che si articolino liberamente all’interno delle sue composizioni.
I materiali si compongono in maniera propria, senza che sia il gusto dell’artista a dettare le regole.

La forza dei materiali, e della natura, sono un’energia dalla quale nemmeno Suga può prescindere.
In questo modo l’artista cerca di estraniare la propria figura in quanto tale, in modo da poter indirizzare l’attenzione verso quello che è il vero soggetto dell’osservazione: non l’artista, non l’opera in sé, ma i materiali che la compongono, e la forza che li caratterizza, che portano con sé un messaggio che va oltre la semplice apparenza.

Kishio Suga | Photoframe of "Left-Behind Situation" | Pirelli HangarBicocca.jpg

Fonte: Kishio Suga, Law of Multitude (1975-2016) 
by deeposurfing.wordpress.com + Kisyhio Suga, 
photo frame of "Left-Behind Situation" by Pirelli HangarBicocca


Autore: Alessia Romano

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