“Ogni uomo è un artista”.

Questa rimane una delle più celebri citazioni del grande artista Joseph Beuys.
Nato nel 1921 in Germania, a Krefeld, è uno degli artisti più importanti di tutto il Novecento.

Aviatore durante la seconda guerra mondiale, partecipò all’offensiva nazista contro i russi, ma il suo aereo venne abbattuto.
Beuys riuscì a salvarsi perché fu trovato da un gruppo di tartari nomadi, che lo curò avvolgendolo in grasso e pelli di feltro.
Da questa esperienza Beuys trasse molta ispirazione che lo accompagnò per tutta la sua attività artistica, attività legata dal filo conduttore della “rinascita spirituale”, per raggiungere uno stato di armonia tra l’uomo e se stesso, e con la natura.

Facendo parte del gruppo Fluxus, l’obiettivo di questo artista, insieme a quello dei suoi colleghi, era quello di creare un nuovo linguaggio artistico in modo che l’arte avesse una funziona sociale.

Con l’opera “7000 querce” raggiunge proprio questo scopo: presentata per la settima edizione di dOCUMENTA a Kassel, nel 1982, l’opera era un ibrido tra scultura-installazione e happening, che mise in collaborazione artista e società.

Accumulò davanti al Museo Federiciano di Kassel un triangolo formato da 7000 pietre di basalto.
Ognuna di quelle pietre sarebbe servita a piantare un albero, un quercia appunto.
Qualunque persona, versando una somma di denaro, avrebbe “adottato” una di quelle settemila pietre, e la somma ricavata sarebbe servita per piantare le rispettive piante.
Il mucchio di pietre andò riducendosi, fino a scomparire del tutto.
Le piante vennero così piantante introno alla città di Kassel.

Purtroppo Beuys morì nel 1986, un anno prima che venne piantata l’ultima quercia. In realtà però l’opera durerà nel corso della vita dei successori dell’artista, in quanto ci vorranno circa trecento anni prima che l’insieme di tutte le querce piantate diventino il rigoglioso bosco voluto da Beuys.

Tuttavia, nonostante la “magia” che conserva quest’opera, non ci si può non domandare in cosa essa consista realmente?
L’opera non è né vendibile né acquistabile, nemmeno essere esposta in un museo.

Questo lavoro, altamente concettuale, permette però di riconoscere come, grazie alla mediazione dell’arte, la vicinanza e l’accettazione dei valori dell’uomo e della natura siano più facili da comprendere.
Il progetto artistico, nella sua semplicità esecutiva, ha significati profondi, soprattutto vista la crisi ecologica che la società contemporanea sta attraversando.

Attraverso un rito collettivo, l’artista ricopre così un nuovo ruolo: l’arte serve all’uomo a ritrovare e ad apprezzare la bellezza, riuscendo così a riconoscere quali sono i significati e i valori a cui l’uomo non può rinunciare.

Autore: Alessia Romano

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