Per concretizzare nelle parole, nelle illustrazioni e infine in alcuni scatti l’essenza di Eight Lines Project, abbiamo fatto una richiesta a Matteo Brivio, giovane fotografo.
La “mission” era quella di cogliere la natura colma di edifici che, con la loro struttura, danno vita al paesaggio urbano.
Queste istantanee svelano uno scorcio di ciò che ci circonda visto da un occhio più attento e meno frenetico.
Muratura, metallo e vetro si tramutano da materie inerti a involucri della società.

Ma cosa c’è dietro quello che noi reputiamo un “semplice” scatto?
Abbiamo incontrato l’artista, che ci ha raccontato i retroscena del lavoro svolto.

Ciao Matteo, hai trovato difficoltà a condensare i tre temi: Natura, Vita e Struttura; e catturarli nei singoli fotogrammi?

Questi tre temi sono apparentemente estranei tra loro, ma in realtà esiste un collegamento profondo che accomuna questi concetti fondamentali.
Le forme geometriche sono alla base della natura, sia nel marco che nel microcosmo.
Se riduciamo all’essenziale ogni elemento del reale scopriamo che tutto può essere ricondotto a schemi sintetici e strutture fondamentali che insieme compongono quello che noi chiamiamo realtà.

Un esempio lampante è l’atomo che, quando si aggrega per formare gli elementi, assume una particolare forma geometrica che è propria, appunto, di ogni elemento.
Perciò, quando ho scattato, ho cercato di riprodurre questa geometria nelle linee dell’architettura prodotta dall’uomo.
Gli edifici da noi progettati sono infatti il riflesso delle strutture che appartengono alla natura e che creano la vita per come la conosciamo.

Per ottenere ciò è necessario che il punto di vista scelto per l’inquadratura sia composto da meno elementi possibili ed in sintonia tra di loro.
Se queste condizioni sono rispettate, la fotografia restituirà una rappresentazione del reale che risulterà fortemente surreale, interessante e disorientante, oltre ad essere in grado di fissare l’attenzione sulla potenza della struttura.

Qual è stato l’approccio vincente per poter trasmettere un tema in continua evoluzione come la Vita per un media statico come la fotografia?

Spesso, la fotografia è associata alla staticità e all’immobilità di un momento.

Quando, però, è l’architettura il soggetto che sembra privo di movimento, può essere trasformato in qualcosa di dinamico attraverso l’inquadratura e la composizione.
Le linee che caratterizzano l’architettura contemporanea e moderna sono molto forti, spezzate e definite.
Perciò, con un corretto studio della struttura, è possibile descrivere la vita.
Infatti, come detto prima, questo tema può essere sintetizzato nella nostra architettura attraverso la potenza della fotografia.

Ciò avviene solo quando nello scatto vengono utilizzate ed enfatizzate le linee più espressive e forti di un edificio e le ripetizioni di texture, oltre a quando vengono sovrapposte più linee al fine di creare illusioni ottiche che suscitano interesse.

Questa fase non è semplice, le inquadrature migliori spesso sono anche quelle più difficili da trovare e riprodurre.
Il più delle volte è sufficiente un piccolo spostamento, anche fortuito, della macchina, per disordinare l’intera composizione.
E’ infatti necessario che ogni elemento all’interno della fotografia sia ben bilanciato e non posto per caso; uno scatto buono può riuscire solo se tutti i componenti dell’inquadratura sono sotto il controllo del fotografo.

Quando scatti a “cosa pensi”?
Esci a piede libero o pianifichi con un metodo dove e come creare l’istantanea definitiva?

Nella fase di progettazione c’è una componente studiata e una “improvvisata”, se così si può definire. La prima è la ricerca dell’area di lavoro dove saranno scattate le fotografie.
Spesso mi documento attraverso il web su luoghi che ospitano architetture contemporanee, altre volte scelgo delle aree più ampie e lascio che gli edifici mi stupiscano.
Nel primo caso conosco già la struttura che andrò a fotografare, dunque c’è una sorta di certezza; quando invece circoscrivo un’area come una zona industriale mi affido di più al mio istinto.

Nel secondo caso la soddisfazione è maggiore, spesso i miei scatti più forti sono il frutto di esplorazioni presso edifici che non avevo mai visto, nemmeno attraverso immagini sul web.

Durante la fase di scatto l’improvvisazione è sempre presente, nel senso che non preparo mai uno scatto prima di essere fisicamente sul luogo in cui scatterò.
Prima di fotografare, però, è necessario studiare accuratamente la struttura per capire con quale inquadratura e con quale composizione l’architettura verrà esaltata al massimo.
Perciò, per ogni scatto, ritengo che si debba avere il tempo necessario, che siano 5 oppure 30 minuti.

Garda tutte le foto di Matteo: @teo_brivio

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