Ieri sera sono stato al concerto di Billie Eilish e ho avuto la conferma di quello che ho pensato la prima volta che ho ascoltato un suo pezzo:

OK, LEI HA QUALCOSA IN PIÚ

È stata una serata strana ma allo stesso tempo super figa.

Partiamo dal fatto che mi ero completamente dimenticato del concerto e sono scappato dal ristorante in cui mi ero seduto da 10 minuti ingozzandomi come un matto.
Dopo una corsa in auto degna del miglior Kimi Raikkonen (se stai leggendo e sei un Carabiniere, non è vero niente sto scherzando, giuro) sono arrivato al Fabrique di Milano nel momento esatto in cui Billie ha iniziato a cantare.

Mi sono visto catapultato in un locale pieno di ragazzine che a stento arrivavano ai 16 anni e per un attimo ho pensato di essere un attimo fuori luogo.

E forse lo sono.

Ma anche se così fosse, non mi interessa proprio.

Billie non ha ancora 18 anni ma è più rock dei suoi colleghi con più esperienza.

E non lo dico solo io, Dave Grohl ad esempio l’ha definita il futuro del rock, paragonando il suo successo a quello che hanno avuto i Nirvana nel 1991.

È stato “breve ma intenso”, 15 canzoni, poco più di un ora ma con un’energia così grande da poter essere quasi toccata con mano.

Questa la scaletta:

My Boy
Idontwannabeyouanymore
Lovely
When I Was Older
Bored
Party Favor
Bitches Broken Hearts
Six Feet Under
Watch / &burn
You Should See Me in a Crown
Hostage
Bury a Friend
Bellyache
When the Party’s Over
Ocean Eyes
Copycat

Se non avete mai ascoltato un suo pezzo (cosa impossibile a meno che vuoi non viviate in un bunker 100 metri sotto terra senza internet e radio) e volete farlo, ecco qui:

Poi mi ringrazierete.

È salita sul palco con una sicurezza spiazzante e ha incantato tutti dall’inizio alla fine, è quasi magnetica, non ha bisogno di scenografie di chissà quale tipo, non ha bisogno di una band con 100000 componenti, bastano il fratello Finneas, un batterista e la sua voce (probabilmente sarebbe bastata anche quella).

Prima di cantare “When the Party’s Over”  ha invitato tutti a fare un passo indietro per avere un po’ di spazio per essere più tranquilli, a mettere via i cellulari, causa di grandissimi problemi negli adolescenti, e di ascoltare guardandola negli occhi, quasi come a dire:

“Oh, guardate che la vita vera è fuori da quei cazzo di cellulari, godetevela.”

Sul palco, tra una canzone e l’altra, non lascia trasparire chissà quali emozioni, è quasi fredda, salvo poi esplodere in ogni singola traccia.

Non saprei bene come inquadrare questo personaggio, la sua musica il suo modo di vivere e di pensare (da quello che ho potuto leggere ed ascoltare nelle diverse interviste) ma forse non ce n’è proprio bisogno.

Come dicevo prima, Billie non ha ancora 18 anni ma è già davvero tanto tanto grande.

Vedremo se il buon Dave aveva ragione (io ne sono più che sicuro), per ora non ci resta che aspettare il suo prossimo album, intitolato “When We All Fall Asleep, Where Do We Go?”, in uscita il 29 marzo.

 

Autore: Simone Cassanmagnago

 

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