Non essere modesto: studiare con Facebook aperto conta eccome.

E anche stare su Instagram davanti alla televisione, messaggiare mentre mangi… Sei praticamente un maestro del multitasking – per te una dote quasi così innata da sembrarti la norma.

Cresciuto durante (o dopo) gli anni 90, sei parte della generazione dalle mani e dagli occhi sempre occupati.

Grazie all’introduzione precoce delle tecnologie digitali nella tua vita, ti è più facile che per
altri gestire quattro conversazioni alla volta o avere 18 finestre Windows aperte.
E c’è stato un periodo in cui la tua versatilità era invidiata dagli adulti – il mito digitale, appunto, del multitasking.

Se non fosse che ci stavamo illudendo, noi e tutti quegli uomini d’affari convinti che usare tre cellulari contemporaneamente non triplicasse la durata di ogni conversazione.

Il cervello umano è incapace di eseguire più compiti nello stesso momento.

Anche con un esercizio giornaliero, impara solo a saltare più agilmente da uno all’altro, mai ad eseguirli contemporaneamente.

Dei test condotti dalla University of London hanno dimostrato che, facendo più lavori al tempo stesso, il nostro Q.I. si abbassa quasi quanto fumando marijuana o passando la notte in bianco.

In breve, i multitaskers auto-proclamatisi tali si stanno vantando di avere la capacità di concentrazione di un bambino di otto anni.

Perchè, tolta l’accezione glamour, il multitasking è semplicemente la scelta di non (o l’incapacità di) bloccare gli input esterni e concentrarsi su una sola cosa.

Più diventiamo bravi a saltare da un compito all’altro, più perdiamo la capacità di riflettere a fondo su un problema, spiega lo scrittore Nicholas Carr.

Per necessità dettate dal contesto schizofrenico in cui lavoriamo, prediligiamo soluzioni
rapide e già conosciute, piuttosto che prenderci il tempo di trovarne una meno ovvia e più creativa.

Finiamo per agire come i computer che usiamo: programmati per essere efficienti, non pensanti.

Non umani.

Se il mito del businessman multi-funzione comincia a scricchiolare, anche i giovanissimi dovrebbero stare all’erta.

E’ stato infatti trovato, dalla University of Sussex, un collegamento tra un alto livello di media-multitasking (l’abitudine di usare più aggeggi elettronici contemporaneamente) e una bassa densità di materia grigia nella corteccia anteriore cingolata.

Se la cosa suona preoccupante, è perché lo è: quest’area del cervello è coinvolta nel controllo
emotivo ed una sua ridotta densità è presente in soggetti con disordini ossessivi-compulsivi,
depressione, ansia e stress post-traumatico.

Pur senza arrivare ad affermare che twittare davanti alla televisione abbia lo stesso effetto psicologico che andare in guerra, i risultati sono comunque allarmanti.

Fanno quasi pensare che ci sia una ragione dietro all’esplosione dei disturbi ansiosi che oggi sembrano colpire i millennials e le generazioni successive con una frequenza quasi epidemica… Una ragione legata alla progressiva frammentazione e de-umanizzazione della loro mente.

 

Banner reference: Jean Cocteau, 1948 – Photo by Philippe Halsman

Autore: Guia Cassanmagnago

Cilcca qui per leggere gli altri articoli!

Facci sapere cosa ne pensi!