Agli occhi del mercato, il mondo dell’arte contemporanea è sempre stata una realtà con una robustissima salute economica nonché grande fonte di investimento per l’elité societaria.

Velvet Buzzsaw è proprio di arte che parla.

Diretto da Dan Gilroy, e prodotto da Netflix, Velvet Buzzsaw ha creato molto aspettativa nella critica, vista la regia e il cast d’eccezione che ne fa parte: Jake Gyllenhaal nei panni di un narcisista critico d’arte, Zawe Ashton che interpreta il ruolo di un’ambiziosa aiuto-gallerista che trova fortuna grazie alle opere di un artista morto e che lavora per una spietata gallerista, interpretata da Rene Russo.

Un film senza un reale soggetto protagonista. La vera protagonista è l’arte.

La storia si presenta un po’ sciatta, e in realtà, pur essendo un horror, non ci sono colpì di scena, in quanto tutta la storia è molto prevedibile fin dall’inizio. Nè la trama né il thriller sono una scoperta, e se siete amanti di questi generi, questo – ahimè – non è il film per voi.

 

L’unica cosa originale?

Ovviamente l’ambientazione: gallerie, fiere internazionali, opere d’arte e artisti. Ma, anche in questo caso, chi appartiene a questo mondo potrebbe ritenersi offeso da come il tema viene trattato in maniera superficiale.

 

Ma chiariamo un po’ la trama..

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La storia cerca di evidenziare le caratteristiche di bramosia degli insider di questo mondo: chi cerca di vendere le proprie opere a tutti i costi, che fa moine purché il proprio artista o la propria galleria venga recensito, chi invece vuole diventare solo ricco.

 

L’arte però è molto più di questo.

 

La narrazione prende una svolta nel momento in cui Josephine (Zawe Ashton) scopre le opere d’arte realizzate dal proprio vicino defunto improvvisamente. Centinaia e centinaia di opere che cambieranno la vita di tutti.

La volontà del defunto era che tutte queste opere venissero distrutte, già lui aveva iniziato a farlo. Ma, quando si scopre la potenzialità economica di questi lavori, loro prendono magicamente vita, perché vogliono punire tutti coloro che mettono al primo posto lo sfruttamento economico dell’arte, tralasciando il loro valore emotivo e personale.

L’arte escogita la sua vendetta nei confronti di chi ha dimenticato quale sia il vero senso della creazione artistica.

Scena dopo scena, la vendetta dell’arte colpisce, ad uno ad uno, tutti quelli che l’hanno sfruttata.

 

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All’interno della storia, purtroppo però, la trama è fin troppo scontata dai primi minuti. Quindi, nonostante la morale della narrazione, la suspense non è arricchita da contenuti extra nelle vite dei protagonisti.

Non ci sono buoni o cattivi. Ci sono solo vittime.

 

 

Autore: Alessia Romano

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